La Confindustria, che tanto ruolo e tanto peso ha avuto nella storia d’Italia tanto da condizionarne, spesso e molto, il suo corso. Sempre ha saputo tutelare gli interessi dei suoi associati anche a discapito di quelli nazionali.
Solo quando essa con il sindacato e la politica suoi contraltari, seppe istaurare un dialogo, conflittuale ma costruttivo l’Italia ha iniziato a vivere una gloriosa stagione di riforme dove la politica ben ha svolto, attraverso i vari governi, il suo ruolo di punto di riferimento e di mediazione costruttiva.
Oggi in piena crisi economica, sociale e sanitaria il neo presidente della Confindustria Bonomi, non trova di meglio che ripudiare la politica e la sua fondamentale funzione. una perfetta sintonia con il populismo e il qualunquismo ormai dilagante nel nostro Paese.
Una posizione senza prospettiva e senza possibilità di dialogo neppure con il sindacato.
Un gravissimo errore. Un disprezzo per la politica che in Bonomi viene da lontano.
Il presidente della Confindustria non risparmia anatemi alla politica e senza mezzi termini “vede la politica tutta ripiegata su se stessa e sui suoi dividendi elettorali”, eppure proprio dalla politica, quella vera e sana, possono nascere nuove prospettive anche per chi lui rappresenta.
Quando si invocano tempestive riforme per salvare il Paese, queste non possono prescindere dall’indicazione dei veri problemi e delle loro risoluzioni.
Un percorso unitario valido per tutti.
Deve essere la politica a indicare la strada da percorrere, guardando ad un nuovo modello di sviluppo che, dalle ceneri dell’attuale, dovrà confrontarsi con il nuovo sistema economico mondiale che inevitabilmente nascerà dopo la fine della pandemia.
Il neo liberismo, tanto caro a Bonomi, ha mostrato tutti i suoi limiti. Una nuova stagione di riforme che non investiranno solo l’economia e il sociale del nostro Paese ma, interesseranno l’Europa, l’Occidente e l’intero pianeta.
Un nuovo futuro verso il quale la politica non può che esserne protagonista, con cui tutti dovranno farne i conti e adeguarsi. Confindustria compresa.
“La campana suonerà per tutti” Rinnovarsi o perire!